Pizzica e Taranta

Tra le carte di mio zio Bruno ho trovato un breve documento redatto nell’A.A. 2000-2001 a cura di Giuseppina Malagnino all’Università degli Studi di Lecce, Facoltà di lingue e letterature straniere, corso di Storia della danza e del Mimo. In queste pagine riporto tale documento dal titolo “Pizzica e Taranta: il ritmo del Salento”. Il documento ringrazia i sigg. Gerardo Caputo, Giuseppe della Rocca, Bruno Spennato e Luigi Cardigliano.

Introduzione

Molte cose si saranno perse o saranno cambiate nel corso dei secoli, quello che non è cambiato, a quanto pare, è il desiderio di dare senso alla propria esistenza cantando, esprimendo l’immaginario, nel quadro della vista quotidiana.

La danza, come la musica, è un linguaggio comune a tutti i popoli della Terra. È una forma d’arte e allo stesso tempo, una manifestazione degli intimi sentimenti umani, che ha accompagnato l’uomo dai tempi più antichi ai nostri giorni.

Negli ultimi anni si sta assistendo ad un recupero delle danze etniche, danze che possono essere eseguite e da soli uomini, e da sole donne, e da uomini e donne insieme, come succede nele rituali danze di corteggiamento, come anche in quelle propizionatorie per l’agricoltura.

Vorrei prestare particolare attenzione alle danze popolari salentine, ormai molto diffuse, che in qualche modo, proprio nel territorio che i più antichi Greci denominarono Magna Grecia, si sono radicate. Due sono i tipi di danza più rinomati: Pizzica, Taranta.

Della prima di può ancora fare una suddivisione in “pizzica-pizzica” e “danza scherma“.

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