Museo di Taviano

di Antonio Palamà
(Presidente del Museo)


Quando conoscendo la ricchissima raccolta di oggetti e di attrezzi di lavoro nei campi, nelle botteghe artigianali, nei “trappiti” (frantoi) e negli “stabilimenti vinicoli”, di utensili usati dalle nostre nonne per le occupazioni domestiche, che la mia famiglia ha accumulato in 30 anni di ricerca paziente e appassionata, fui affascinato dall’idea suggeritami da mio fratello Biagio, di prendere l’iniziativa di dare vita alla realizzazione del Museo, che è stato aperto l’11 Novembre 2003, con una suggestiva ma sobria cerimonia inaugurale che ha avuto inizio con l’esibizione di un gruppo di anziani in canzoni popolari accompagnandosi con strumenti “spontanei” di lavoro rurale e domestico.
Leggevo negli occhi dei tanti visitatori le emozioni profonde che invadono il cuore delle persone buone e semplici quando rievocano ricordi dell’infanzia e ripercorrono le tappe della propria esistenza vissuta seguendo i propri nonni nel lavoro della “sarchiatura” e della “scatina” nei campi per rendere la terra fertile e pulita come “letto da sposa”, nelle faticose attività svolte nelle “macchie” per strappare al terreno ossuto e arido qualche fazzoletto di terra per ricavarne gli alimenti necessari a sopravvivere.

Addirittura ascoltavo, attraverso le esclamazioni di gioia e di nostalgia delle visitatrici anziane di fronte al materasso ricavato pazientemente con il lavoro de “U Talaru” e amorevolmente riempito di paglia e disteso su “i trasteddhi” e ruvide tavole, coperto con maestà sacerdotale da lenzuola ricamate e candide.


Per gentile concessione di “Nuovo Spartaco” mensile di Idee, Politica e Cultura di Taviano (LE)


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